Impianti di depurazione

DEPURATORE DI S. MARTINO


Relazione annuale su monitoraggio eseguito presso il depuratore consortile di San Martino
Anno 2010 - Anno 2011 - Anno 2012 - Anno 2013 - Anno 2014 - Anno 2015


 

 

Il depuratore di S. Martino di Chieti viene attualmente gestito dal Consorzio che si avvale della collaborazione di alcuni dipendenti del Comune di Chieti. Il depuratore ha potenzialità per 110.000 abitanti equivalenti e tra le opere connesse comprende la condotta adduttrice, in sponda destra del fiume Pescara, lunga circa 16 Km tra la frazione Brecciarola di Chieti e il Comune di San Giovanni Teatino così disarticolata:

Sezione ovoidale

60 x 90

ml

5.346

Sezione ovoidale

90 x 120

Sezione ovoidale

80 x 120

ml

2.424

Polietilene alta densità

DN 600

ml

2.424

Polietilene alta densità corrugato

DN 600

Polietilene alta densità

DN 600

ml

3.200

 

Oltre a tali condotte è stato realizzato un impianto di sollevamento, denominato fosso Lepri con le seguenti caratteristiche

Sollevamento

Pompe

num.

Q (l/sec)

Totale Q (l/sec)

H m

Potenza assorbita

Lepri

4

133

532

13.00

22 kw

 

I reflui depurati sono quelli del comune di Chieti e quelli conferiti dai privati, speciali non pericolosi, in virtù di specifica autorizzazione assentita con delibera di G.R. n. 80 del 02.02.00.

 

Le principali unità operative del Depuratore sono le seguenti:

LINEA LIQUAMI

Sollevamento iniziale

 

Grigliatura grossolana

 

Grigliatura fine

 

Dissabbiatura - Dissoleatura

 

Miscelazione

 

Flicculazione

 

Sedimentazione primaria

 

Ossidazione

 

Sedimentazione finale

 

Clorazione

LINEA FANGHI

Ricircolo fanghi

 

Preispessimento

 

Digestione anaerobica

 

Postispessimento

 

Disidratazione meccanica

 

Essiccamento su letti

 

COLLETTORI RIVIERASCHI B1 - B2 - B3 E COLLETTORE B0.

I collettori rivieraschi con le relative due stazioni di pompaggio sono gestiti dal Consorzio in base ad accordi con i Comuni di Pescara e Montesilvano ed interessano il territorio compreso tra la foce del fiume Saline e Via Solferino in Comune di Pescara.

 

 

Intorno agli anni ’70 il Comune di Pescara ha deciso di affidare all’ex Consorzio della Bonifica Vestina uno studio generale in grado di indicare gli interventi organici necessari a sanare definitivamente la situazione di degrado idraulico in cui versava la parte più densamente urbanizzata della città di Pescara quella cioè litoranea a ridosso della spiaggia. In passato, tale area era solcata da fossi che, sboccando direttamente nel mare, costituivano la naturale rete scolante di tutta la zona. L’urbanizzazione progressiva aveva portato alla scomparsa di questi canali di scarico a mare che mal si armonizzavano con le vocazioni balneari della città. Nel limite del possibile, la rete scolante delle acque bianche era stata sostituita da un sistema di fognature atto a convogliare, al fiume Pescara, buona parte delle acque di scarico del territorio urbano. Le condizioni locali avevano però reso possibile la realizzazione solo di cunicoli con basse pendenze e la loro dimensione si era presto dimostrata insufficiente a contenere la rapida crescita delle utenze. Inoltre, in presenza di precipitazioni atmosferiche, il fiume Pescara gonfio per le piogge, ostacolava il deflusso delle acque. La situazione era diventata sempre più difficile perché precipitazioni anche modeste erano in grado di generare allagamenti e disagi alla popolazione. L’intervento a cui veniva data assoluta priorità riguardava la fascia litoranea compresa tra il fiume Pescara e Via Solferino dive avevano inizio i collettori rivieraschi sopra riferiti fino alla foce del fiume Saline. Tale area costituisce il centro di Pescara e presenta la densità urbana più elevata di tutto il territorio; la superficie è di circa 100 ha ed era servita, ai fini scolanti, da due fogne di modeste dimensioni, parallele alla spiaggia, lunghe ciascuna più di tre chilometri, in cui confluiva tutta la rete fognaria. Una lungo il marciapiede della riviera, lato mare, era provvista di una serie di sollevamenti a dente di sega, l’altra era totalmente a gravità. Le basse pendenze, le piccole dimensioni degli specchi, le parzializzazioni esasperate provocate dai depositi, le rendevano incapaci di evacuare, oltre le portate nere, i deflussi provocati da precipitazioni pur modeste. Risultava così necessario concentrare l’attenzione progettuale sulla realizzazione di un collettore idoneo; esso avrebbe utilizzato quale rete secondaria la rete primaria attuale sopra descritta che, con opportuni frequenti collegamenti, avrebbe sversato le acque in tale nuova opera ogni qualvolta, i livelli di deflusso divenivano troppo elevati.

 

 

 

Il progettista individuava come tracciato più idoneo quello della strada litoranea sotto il quale doveva essere realizzato un collettore scatolare, lungo m. 3300, con dimensioni via via crescenti, a partire da m. 1,20 x m. 1,50 fino alla sezione terminale lunga m. 870, di dimensioni nette m. 2,00 x m. 3,30. La pendenza assegnata, tenendo conto delle esigenze delle reti secondaria e terziaria, delle difficoltà di scavo, dei costi del sollevamento terminale, era dello 0,8‰. Con il metodo del volume di invaso, è stata ricavata la successione delle portate ed è stato dimensionato l’impianto di sollevamento terminale. Esso è realizzato in una vasca di carico larga m. 8, lunga m. 16, profonda 9 metri, costruita a ridosso del fiume Pescara, in corrispondenza della radice del molo nord. Le portate di magra e di prima pioggia convogliate dal collettore alla vasca, fino a quando non viene superato un rapporto di diluizione tale da consentirne lo svuotamento al fiume a norma di legge, esse vengono pompate per mezzo di una condotta in vetro-resina DN 500, lunga circa 250 metri, alla rete fognaria che le trasporta al depuratore. Le portate maggiori vengono invece pompate direttamente al fiume. Portate superiori alla massima potenzialità di tali idrovore, possono essere sversate direttamente, a mezzo di stramazzi laterali presidiati da ventole di ritenuta che impediscono il rientro dell’acqua del fiume. In definitiva la massima portata inviabile al depuratore è di 350 l/sec. mentre quella inviabile al fiume è di 5,2 mc/sec.

 

I sollevamenti le principali apparecchiature dei collettori in narrativa sono di seguito sintetizzati:

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